RAVENNA_RICONOSCIMENTI

CIPRIANI, LA ‘JEANSERIA’ DELLA CITTÀ,  È BOTTEGA STORICA DELL’EMILIA-ROMAGNA 

Tantissimi ravennati hanno provato qui il primo paio di jeans. Qui il cliente trova un po’ di tutto e per tutte le taglie ma soprattutto trova un’assistenza per l’acquisto, un rapporto. In una parola oggi preziosa per il consumatore sempre più attento, competenza

 Questa mattina, l’Assessora comunale allo sviluppo economico e attività produttive Annagiulia Randi e il Presidente Confcommercio provincia di Ravenna Mauro

Mambelli hanno consegnato il riconoscimento di Bottega Storica dell’Emilia-Romagna al negozio Cipriani di piazza Baracca a Ravenna. Erano presenti Itala Cipriani e i figli Paola e Stefano Perani.

La Storia

Nel 1946, quando Renzo Cipriani, proveniente da Prato, aprì con Elsa la sua attività a Ravenna, tutto era diverso. Per cominciare, era appena passata la bufera della guerra. La gente aveva poco di tutto, o in qualche caso più niente, e l’attitudine pratese al trattamento e riutilizzo del materiale tessile determinò l’attività, che si svolgeva alle spalle della Basilica di S. Vitale, nello stabile che era stato un antico monastero oggi demolito (ne rimane una chiesetta ristrutturata), in via Don Minzoni. Allora i Cipriani trattavano anche tappezzerie, biancheria, materassi, semplicemente quello che c’era, e dall’arrivo delle truppe USA si affacciarono anche indumenti come i primi jeans (che la nonna Elsa pronunciava ostinatamente ‘i gin’), e indumenti militari che mezzo secolo dopo faranno impazzire le nuove generazioni. I ricordi sono di Itala, la seconda generazione dei Cipriani, che condusse l’attività dopo gli studi, e dopo la perdita prematura del fratello Paolo. 

Itala ricorda quei locali grandi e suggestivi nella loro antica e solenne decadenza, nei quali aleggiava un profumo di camomilla messa ad essiccare su lunghi banchi, perché vi trovava posto anche il magazzino di un erborista; e ricorda che il piano terra era occupato anche da un deposito di macchine ed attrezzi agricoli. 

Le immagini dell’infanzia profumate di camomilla comprendono anche il laboratorio, in cui delle operaie aprivano e selezionavano le balle di indumenti usati, fino ad ammucchiare il residuo di stracci ormai buoni solo per il lavoro delle ferramenta e carpenterie, a cui infatti venivano inviati, confezionati in sacchetti.

Il monastero fu abbattuto nei primi anni ’60, e questo costrinse a trovare una nuova sede, che da allora (1963) non è cambiata, in piazza Baracca, avamposto del salotto commerciale elegante della città. Tutto cambiava rapidamente e anche la merceologia si focalizzava; la diffusione del jeans in quegli anni trovarono i Cipriani pionieri e già specializzati, al lavoro in quella che diventò la jeanseria della città: “Tutta la città, i suoi nomi, i personaggi illustri nella cultura e nell’industria, si sono infilati qui, un po’ rigidi e perplessi, con sorrisi impacciati, i loro primi jeans”.

La terza generazione

Stefano lavora dai 18 anni nell’azienda di famiglia, dopo il liceo artistico, e la sorella Paola dopo il diploma di geometra. E’ la terza generazione, e i locali sono stati rimodernati nel ’96. L’abbigliamento è nella linea giovane e di tendenza, attenta a fasce di clientela non ben servite per schemi della moda, ad esempio il bambino-adolescente non più bambino e non ancora adolescente, che guarda già all’abbigliamento ‘giovane’. “Qui il cliente trova un po’ di tutto e per tutte le taglie - spiega Paola - ma soprattutto trova una assistenza per l’acquisto, un rapporto”. 

In una parola oggi preziosa per il consumatore sempre più attento, competenza.

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