«Negozi storici, servono aiuti»

Mambelli (Confcommercio): «No ad attività ‘mordi e fuggi’»

«ABBIAMO toccato il fondo» commenta preoccupato il presidente di Confcommercio Mauro Mambelli. Ravenna è in testa alla classifica regionale per attività commerciali chiuse. «Stiamo perdendo attrattività – dice Mambelli – nel cuore

della città, nel centro dello shopping. Abbiamo perso vetrine che catalizzavano l’attenzione di una clientela che veniva anche da città vicine, come Forlì, Cesena e i lidi ferraresi. Ora bisogna riconquistare fette mercato andate perdute negli anni». I DATI parlano chiaro. In Emilia Romagna, secondo Unioncamere regionale e Istat, al 30 giugno si contano 44.087 imprese di commercio al dettaglio, 4.172 in meno rispetto alle 48.259 del 2010. E il dato relativo alla provincia di Ravenna è quello più negativo. Si registra il calo più consistente: meno 654 unità, pari al 13,8%, contro l’8,6% in regione. Mambelli lancia alcune proposte per cercare di arginare il fenomeno. «Innanzitutto credo che siano maturi i tempi per evitare l’insediamento in pieno centro storico di attività, per così dire, ‘mordi e fuggi’. Penso a certi distributori automatici di bevande che spesso mostrano situazioni di degrado». AL CONTRARIO, è assolutamente necessario consolidare i negozi storici. «Ravenna, come tante altre città italiane, ha perso marchi importanti. E’ evidente che sulle attività commerciali pesano costi ormai insopportabili: lavori fino a notte, torni a casi con i pensieri e i debiti, sei preoccupato perchè concorri al mantenimento delle famiglie dei tuoi dipendenti per poi apparire all’esterno magari come un evasore. Quando, invece, dai un contributo fondamentale per tenere viva e aperta la città». Tutte queste attività dovrebbero essere incentivate. «Capisco che ci sono provvedimenti che si possono adottare soltanto a livello nazionale, ma bisogna fare in fretta prima che chiudano tutti i negozi che rappresentano la rete commerciale di una città. Tra l’altro, negozietti e box che aprono e chiudono a velocità elevatissima rovinano il mercato degli acquisti». Per Mambelli è corretta la posizione di Bologna che ha contingentato le licenze. «Bologna ha avuto il coraggio di dire ‘fermiamoci e consolidiamo l’esistente’. Non ha senso alimentare la concorrenza tra un’attività e l’altra in questo contesto economico. La corsa al ribasso non fa il bene del commercio, settore che è un tutt’uno con la vivibilità di un centro storico». L’altra leva sulla quale agire è il turismo. «Se le nostre vie sono accoglienti, se le vetrine dei negozi sono illuminate, con prodotti di qualità, ne trae grande beneficio anche il turismo e viceversa. Però dobbiamo reagire in fretta, prima che anche l’ultimo commerciante abbassi la saracinesca».

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